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Le Linee Guida sul Trattamento del Prolasso Femminile - Dottoressa Claudia Mazzarella

Le Linee Guida sul Trattamento del Prolasso Femminile

Trattare il prolasso oggi non significa sempre rimuovere l’utero

Le più recenti linee guida sul trattamento del prolasso degli organi pelvici sottolineano un concetto sempre più importante: 𝐪𝐮𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐜𝐥𝐢𝐧𝐢𝐜𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐩𝐨𝐬𝐬𝐢𝐛𝐢𝐥𝐞, 𝐥𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐞𝐫𝐯𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐮𝐭𝐞𝐫𝐨 𝐝𝐞𝐯𝐞 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐢𝐝𝐞𝐫𝐚𝐭𝐚 𝐮𝐧’𝐨𝐩𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞.

Parliamo del concetto “𝐒𝐚𝐯𝐞 𝐭𝐡𝐞 𝐮𝐭𝐞𝐫𝐮𝐬”, che trova applicazione anche nella chirurgia del prolasso genitale.

In pazienti selezionate, 𝐥’𝐢𝐬𝐭𝐞𝐫𝐨𝐩𝐞𝐬𝐬𝐢 (intervento che consente di correggere il prolasso mantenendo l’utero) può rappresentare un’alternativa all’isterectomia. Studi e linee guida evidenziano che la conservazione dell’utero, in casi appropriati, può offrire risultati comparabili in termini di efficacia, qualità di vita e rischio di recidiva.

La scelta però deve essere sempre personalizzata: età, desiderio di preservare la fertilità, storia clinica, eventuali patologie uterine e caratteristiche della paziente sono elementi fondamentali nella decisione terapeutica. Alcune condizioni, infatti, possono rendere preferibile l’isterectomia.

Oggi l’obiettivo non è solo correggere il prolasso, ma scegliere il percorso più adatto alla donna, rispettando il suo corpo e le sue esigenze.

Chirurgia del prolasso: approccio laparoscopico robotico o approccio vaginale?

Le più recenti raccomandazioni evidenziano che entrambe le tecniche offrono risultati sovrapponibili in termini di miglioramento dei sintomi e della qualità di vita.

La differenza principale riguarda il rapporto tra 𝐫𝐢𝐬𝐜𝐡𝐢𝐨 𝐝𝐢 𝐫𝐞𝐜𝐢𝐝𝐢𝐯𝐚 𝐞 𝐫𝐢𝐬𝐜𝐡𝐢𝐨 𝐝𝐢 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐥𝐢𝐜𝐚𝐧𝐳𝐞.

L’approccio laparoscopico robotico è associato a un minor rischio di recidiva, ovvero a una minore probabilità che il prolasso si ripresenti nel tempo.

Tuttavia, può essere associato a un rischio maggiore di alcune complicanze, come:

  • Incontinenza urinaria de novo
  • Dolore pelvico
  • Erosione della mesh a livello vaginale nei casi in cui venga utilizzata una protesi.

L’approccio vaginale, invece, rappresenta un’opzione consolidata e meno invasiva, con caratteristiche e indicazioni specifiche.

Per questo motivo non esiste una tecnica migliore in assoluto: la scelta deve essere sempre personalizzata, valutando attentamente benefici, rischi, aspettative e caratteristiche di ogni singola paziente.

L’obiettivo della chirurgia moderna è offrire la soluzione più adatta alla donna, non la stessa soluzione per tutte.

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Dott.ssa Claudia Mazzarella